Cos’è l’autoconsapevolezza e come svilupparla

Un ostacolo imprevisto. Una risposta sgarbata. Un giudizio negativo. La quotidianità è costellata di momenti in cui le emozioni possono prendere il sopravvento e farvi perdere il controllo. Il più delle volte (per non dire sempre), con conseguenze spiacevoli. Per voi e per chi vi sta intorno. Ma evitare di essere sopraffatti è possibile. Il “segreto” è l’autoconsapevolezza.

Cos’è l’autoconsapevolezza

Di autoconsapevolezza si parla molto, ma cos’è? Lo psicologo, scrittore e giornalista USA Daniel Goleman la descrive come “la capacità di riconoscere un sentimento nel momento in cui esso si presenta”. In altre parole, è la consapevolezza oggettiva dei propri stati d’animo, che viene spesso indicata come la facoltà di “guardare dall’alto” se stessi.

Questa abilità ha un’implicazione diretta sul comportamento e le azioni. Chi ha autoconsapevolezza è in grado di controllare le proprie emozioni ed evitare che degenerino in manifestazioni negative e dannose (per esempio, la rabbia).

Lo psicologo USA John D. Mayer descrive tre tipologie o livelli di autoconsapevolezza che corrispondono ad altrettanti tipi di individui:

  • l’autoconsapevole – colui che sa riconoscere i propri sentimenti e gestire le proprie emozioni
  • il sopraffatto – colui che non è capace di riconoscere i propri sentimenti e non è in grado di gestire le proprie emozioni
  • il rassegnato – colui che sa riconoscere i propri sentimenti, ma non ha interesse a gestire le proprie emozioni

L’autoconsapevole ha fiducia in se stesso e sicurezza nei propri mezzi, vive il presente e ha una visione equilibrata del futuro. Il sopraffatto non ha controllo su di sé ed è in balia degli eventi e degli altri. Il rassegnato è immobile in una condizione incompleta e insoddisfacente per paura del cambiamento.

Cosa significa avere consapevolezza di sé

Come risulta chiaro dal modello di Mayer, la consapevolezza di sé è molto importante (per non dire fondamentale) per condurre una vita piena e soddisfacente. Non a caso, Goleman ritiene che l’autoconsapevolezza sia la base dell’intelligenza emotiva, ovvero la capacità di individuare e leggere i propri sentimenti e quelli degli altri e di gestire le emozioni in modo efficace.

Avere consapevolezza di sé significa riconoscere in maniera lucida e oggettiva i propri punti di forza e le proprie debolezze e stabilire obiettivi reali. Questa condizione accresce e rende solida la fiducia in se stessi e permette di creare e vivere situazioni positive e arricchenti. Inoltre, l’autoconsapevolezza consente di avvicinarsi agli altri senza pregiudizi, di riconoscere e interpretare le loro emozioni e i loro sentimenti e di stabilire relazioni sane, costruttive e ispiranti.

Come sviluppare l’autoconsapevolezza

È possibile sviluppare l’autoconsapevolezza? La risposta è sì. La consapevolezza di sé è una competenza ed è possibile allenarla e farla crescere.

Un buon punto di partenza è tenere un diario dei sentimenti e delle emozioni. Annotate gli eventi della giornata e per ognuno scrivete quello che avete provato (anche a livello fisico) e come avete reagito. Questo esercizio serve a individuare gli schemi di comportamento e vi aiuta a imparare a riconoscere i vostri stati d’animo nel momento in cui li vivete.

La capacità di dare un nome a quello che provate è il primo passo per arrivare a gestire i sentimenti e le emozioni. La consapevolezza che determinati eventi, situazioni e persone danno origine a dati stati d’animo e reazioni vi permette di affrontare il momento “preparati” e di evitare di essere sopraffatti e perdere il controllo.

Per allenare e accrescere la vostra autoconsapevolezza è anche importante capire che i pensieri non sono che pensieri. Non sono reali, ma influenzano la realtà. I pensieri depotenzianti, le credenze (opinioni e assunzioni) e gli schemi, come li definisce Mayer, condizionano le vostre emozioni e a cascata i vostri sentimenti, i vostri comportamenti e le vostre azioni.